Prevenire è meglio che risolvere…

“La tendenza a giudicare gli altri è il più grande ostacolo alla comprensione e all’ascolto”

Carl Rogers, psicologo.

omini Quali sono i segreti per gestire i conflitti, dal punto di vista comunicativo? Sicuramente, come recitava un vecchio slogan degli anni ’80: “prevenire è meglio che curare”. E’ interessante notare che anche gli avvocati negli ultimi anni hanno un primo approccio nelle controversie di tipo comunicativo, e cioè cercando di mediare tra le parti.

Più che svelare le strategie “magiche” per risolvere e appianare le divergenze, almeno dal punto di vista comunicativo è più utile considerare come muoversi per non crearne.

Lo psicoterapeuta Giorgio Nardone parla di uno stratagemma che può venire usato anche nella comunicazione: “Se vuoi raddrizzare qualcosa, impara tutti i modi per storcerla di più”. Potremmo metterci tanto tempo per studiare le strategie per fare bene una cosa, ma un indubbio vantaggio in termini di tempo ed efficacia sarà quello di tenere in considerazione da subito gli errori da non commettere. Quali sono questi ingredienti fallimentari? Ne vediamo di seguito qualcuno.

L’autore cita innanzitutto il puntualizzare. E’ tipico delle persone intelligenti dire a un partner o a un collega come dovrebbero essere fatte le cose per andare d’accordo. Però dal punto di vista emotivo l’altro potrebbe irritarsi. Potrebbe trovarsi d’accordo dal punto di vista degli argomenti, ma essere seccato dal punto di vista emotivo, dato che gli viene indicata da qualcuno la via giusta, vantando una maggiore saggezza della propria.

Un altro ingrediente è il recriminare. Con quest’azione diciamo agli altri quali sono le loro colpe. Dato che a nessuno piace essere giudicato, la reazione è quella di stizza, quasi trasformando le colpe in diritti legittimi, anche se a livello razionale si possono riconoscere i propri errori.

Un terzo ingrediente, che ingloba e amplifica il secondo, è il rinfacciare. Oltre all’attribuire la colpa all’interlocutore, gli comunichiamo anche che il torto è stato fatto a noi, interpretando il ruolo della vittima. Se noi prendiamo in mano questo ruolo, all’altro rimane solo quello del carnefice, facendo di quest’azione una “zappa sui piedi” comunicativa. Per gli altri “ingredienti” rimandiamo al libro dell’autore Correggimi se sbaglio.

Gli ingredienti della comunicazione fallimentare indicati da Giorgio Nardone potrebbero essere visti anche come varianti della grande famiglia delle critiche, citata dal formatore americano Dale Carnegie nel suo famoso best-seller Come trattare gli altri e farseli amici. Egli usava una colorata espressione: “Se vuoi il miele, non dar calci all’alveare”. In pratica se vogliamo avere considerazione, o vogliamo che siano ascoltate e considerate le nostre idee, è utile prima non rifiutare e criticare quelle dell’altro, o offendere la sua persona. Criticare l’altro o le sue argomentazioni e idee è infatti uno dei grandi errori della comunicazione. Comunicare infatti non significa fare a gara a chi la sa più lunga, ma è invece un’azione con la quale mettiamo in condivisione con l’altro le nostre esperienze e conoscenze per arricchirci reciprocamente.

Una volta che impariamo a riconoscere gli errori comunicativi, possiamo più facilmente sostituirli con abitudini più produttive, come ad esempio l’ascolto attivo e le domande per verificare se abbiamo compreso bene il punto di vista dell’altro prima di giudicarlo.

 



Categorie:Comunicazione e Mediazione

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