Errare è umano: l’attribuzione della colpa

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“Errare è umano… dare la colpa a un altro ancora di più”

Max Jacob, poeta e pittore francese

 

“La mappa non è il territorio”.

La frase è del padre della semantica generale, Alfred Korzibsky. In base a questa considerazione, noi non conosciamo e comunichiamo agli altri la verità assoluta sul mondo, ma solo una sua rappresentazione che possiamo costruirci attraverso i sensi. In base alle nostre esperienze come osservatori, “ritagliamo” gli eventi in una certa maniera, facendo attenzione a dei particolari dell’ambiente e ignorandone altri. Per questo comunichiamo agli altri solo una nostra idea sul mondo. La derivazione della parola comunicazione è latina, e indica il mettere in comune qualcosa. Comunicando condividiamo la nostra “mappa” del mondo, che non coinciderà mai con quella di nessun altro dato che ogni persona è unica.

Il fallimento della ragione e del torto in un contesto comunicativo.

Proprio in virtù del fatto che la nostra idea del mondo non è il mondo, la logica del torto e della ragione è fallimentare nella comunicazione, azione che risulta più efficace nel momento in cui riconosciamo che l’interlocutore ha ragione dal suo punto di vista. Più facciamo lo sforzo di entrare nell’ottica dell’altro, più possibilità abbiamo di comunicare. Più accettiamo e cerchiamo di approfondire la conoscenza dell’idea dell’altro, e più è probabile che anche la nostra idea verrà accettata o almeno ascoltata.

L’abilità di rispondere nella comunicazione.

Il significato nella comunicazione, ci insegna il formatore americano Robert Dilts, non è in quello che vogliamo dire, ma nella risposta dell’interlocutore, cioè nella sua reazione. Se la nostra comunicazione non ha sortito l’effetto desiderato, abbiamo la responsabilità di correggere il tiro. Ad esempio è più utile pensare che ci siamo spiegati male piuttosto che dire all’altro che non ha capito. Se ci sono delle incomprensioni, fare un passo indietro e interrogarsi sulla qualità della nostra comunicazione non è un atto di debolezza. Rappresenta invece senso di responsabilità e desiderio di perseguire il bene reciproco. Dare la colpa all’altro, perché è in cattiva fede o evitare il confronto con lui perché ha torto, può farci dimenticare che quando c’è un contrasto o si litiga, non lo si fa mai da soli. Quindi è utile prendersi almeno la propria parte di responsabilità per collaborare allo scopo comune di risolvere le controversie, cosa che non potremmo fare se per partito preso comunicassimo all’altro tutto il suo “torto”.



Categorie:Comunicazione e Mediazione

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