Si possono separare i problemi dai figli?

bambino affranto

Ci sono delle situazioni in cui due persone sono così impegnate a voler imporre la propria visione del mondo sull’altro, e talmente “rapite” da quest’attività, che dimenticano di prendere una pausa per lasciare spazio alle priorità, come ad esempio tutelare la serenità e la salute psicologica dei figli. In queste particolari situazioni possono venire a configurarsi caratteristici schemi comportamentali come i seguenti.

Litigare davanti ai figli.

Stiamo spesso attenti a non far vedere programmi violenti o non adatti ai nostri figli, e poi li sottoponiamo alla violenza psicologica delle nostre liti verbali, o peggio, fisiche? Può essere che chi è coinvolto in questo tipo di comportamento si senta (con le parole dello psicologo americano Daniel Goleman, autore di studi sull’intelligenza emotiva) “sequestrato emotivamente” e in quel momento non se ne renda conto. Magari ripensandoci più avanti a mente fredda si sentirà in colpa. La cosa più importante è comunque rendersi conto di quanto questo comportamento possa essere nocivo. Il secondo passo è cercare di evitarlo. E’ possibile concordare insieme col partner un segno d’intesa o una parola “d’ordine” con la quale ci si ricorda a vicenda di continuare la discussione più tardi, lontano dai figli. Spesso capita che, passata qualche ora, si ritenga che la discussione non fosse poi così importante.

Chiamare la prole ad attribuire punteggi di ragione.

Ci sono coppie che litigano molto spesso, ed hanno così bisogno di un riconoscimento della propria ragione, che chiamano in causa come arbitri parenti e conoscenti. Quando questo avviene con i figli, anche se non più piccoli, si sottovaluta il carico di stress a cui li si sottopone, e che la responsabilità che gli si chiede è pesante e ingiusta per il loro ruolo. E’ come chiedere ai figli di fare i “genitori” dei propri genitori.

Utilizzare i figli come “pedine” per vincere una partita.

Dovrebbe premerci di più la serenità e il rispetto dei nostri figli piuttosto che coinvolgerli per avere la meglio sul partner, dove i costi (soprattutto quelli emotivi per la prole) sono maggiori dei guadagni. Un esempio può essere il lamentarsi e istruire il figlio sulle nostre ragioni e parlare male dell’altro genitore quando non c’è.

Il “mestiere” più difficile.

Fare i genitori non è una cosa semplice, e la difficoltà aumenta ulteriormente quando l’energia dei coniugi viene impoverita dagli attriti. Ognuno cerca sempre in buona fede di fare del proprio meglio, quindi non è giusto giudicare il loro operato o colpevolizzarli per i loro errori. Però in ogni momento è sempre possibile cercare di progredire, individuando le proprie aree di miglioramento, dove cioè si possono pianificare azioni più efficaci e utili.



Categorie:Comunicazione e Mediazione

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