Quando e come #impugnare un #testamento

testamentQuali sono i vizi che determinano l’inefficacia di un testamento


L’intero
 #testamento è #nullo nelle seguenti ipotesi:

  • difetto di forma, ossia quando manca l’autografia o la sottoscrizione del testatore nel testamento olografo ovvero quando manca la redazione per iscritto e la sottoscrizione della persona autorizzata a riceverlo negli altri tipi di testamento;
  • testamento congiuntivo o reciproco, ossia quando due o più persone redigono testamento nello stesso atto con disposizione reciproca, o a vantaggio di un terzo.

Le singole disposizioni sono invece nulle quando si riproducono i seguenti casi: difetto di sostanza, ossia quando le disposizioni si collegano ad un motivo illecito unico e determinante e questo risulta dal testamento, anche se espresso sotto forma di condizione o di onere; difetto di indicazioni, quando non può essere in alcun modo determinato il destinatario delle disposizioni o la sua determinazione è rimessa all’arbitrio di un terzo o, ancora, all’arbitrio di un terzo è rimessa la determinazione della quota di eredità o dell’oggetto o della quantità legata.

L’intero testamento è invece #annullabile in presenza di:

  • difetto di forma (articolo 606, comma II, cod. civ.), per ipotesi che non sono sanzionate con l’invalidità più grave della nullità (si può accennare, ad esempio, alla mancanza della data ovvero alla mancanza dell’ora o della sottoscrizione ovvero della lettura nei testamenti redatti per atto di notaio);
  • difetto di capacità, quando il testatore non era capace di disporre per testamento (articolo 591, cod. civ., che elenca tre ipotesi: minorenni, interdetti e soggetti che, per qualsiasi causa, sono stati incapaci di intendere e di volere al momento della redazione del testamento);
  • vizio della volontà, quando il testamento è stato redatto in una situazione di errore, violenza o dolo.

Inutile sottolineare come fra le ragioni più comuni che portano all’impugnazione di un testamento vi sia la presunta #incapacità #naturale del #testatore al momento della sua redazione, soprattutto quando ad essere esclusi dall’eredità sono i parenti di grado prossimo a favore di altri parenti, magari di grado parentale più lontano ma che hanno intrattenuto rapporti più stretti con il de cuius negli ultimi anni della sua vita.

Secondo la costante giurisprudenza l’incapacità deve essere tale da privare il testatore in modo assoluto della coscienza dei propri atti e della capacità di autodeterminarsi (cfr. Cass., 18.04.2005, n. 8079; Cass., 30.01.2003, n. 1444). L’incapacità naturale del testatore, cioè, postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della della capacità di autodeterminarsi.
Non ricorre pertanto l’incapacità naturale idonea ad invalidare un testamento quando si sia in presenza di un minimo decadimento delle facoltà mentali, concretatesi in mere anomalie comportamentali e tali da non compromettere le funzioni volitive e la capacità di critica.
A tal proposito i nostri Tribunali richiedono una prova particolarmente rigorosa, e tale prova incombe su chi invoca l’invalidità del testamento poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione.
La giurisprudenza, peraltro, distingue fra infermità che normalmente comportano una situazione permanente di incapacità di intendere e di volere ed infermità che importano un vizio di mente soltanto temporaneo. In caso di infermità mentali tipiche, permanenti ed abituali, la regola della presunzione di incapacità viene capovolta, giacché, quando l’attore in impugnazione abbia fornito prova di una infermità mentale tipica, non suscettibile di alcun miglioramento, è posta a carico di chi afferma la validità del testamento la prova della compilazione del testamento stesso in un momento di lucido intervallo (cfr. Cass. 06.05.2005, n. 9508; Cass., 29.07.1981, n. 4856; Trib. Bari, 21.01.2015; Trib. Potenza, 11.07.2014). Tale inversione dell’onere della prova agevola non poco il compito di chi impugna il testamento.
L’azione volta all’accertamento della annullabilità del testamento si prescrive in cinque anni, termine che decorre dall’esecuzione delle disposizioni testamentarie nell’ipotesi di incapacità del testatore, ovvero dal giorno in cui si è avuta notizia del fatto che ha dato origine al vizio della volontà.



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